Ogni viaggio un’avventura

Ero indeciso se scrivere o meno qualcosa riguardo al pomeriggio di ieri.

Gente più brava di me a scrivere, come Nazza, ha già riportato quello che abbiamo dovuto subire, ma ho dentro una tale frustrazione…

Alle 16:13 prendo il treno da Parma per Brescia. Arrivo previsto a Casalmaggiore: 16:39. Arrivo reale alla Casalmaggiore di Casalmaggiore: 19:48 (e non in treno). Ci ho messo di meno in occasione dell’alluvione del dicembre scorso.

La colazione offerta in mattinata ai pendolari non poteva rimanere impunita, evidentemente.

Dopo una partenza regolare ci si ferma alle porte di San Polo di Torrile. Non è una cosa fuori dall’ordinario. Arrivando da Parma l’entrata in questa stazione spesso non è automatica perché vi transitano lunghissimi treni che trasportano auto (essendo in comunicazione con il deposito del Gruppo Mercurio). Questa volta, però, la pausa si stava allungando oltre la norma. Quasi mezz’ora dopo lo stop, il controllore ci comunica che siamo fermi perché c’è un altro treno che blocca linea.

Dopo un altro periodo di incertezza, si riparte verso San Polo, solo per fermarci alla stazione e trovare la situazione descritta nella foto qui sotto.

Il merci blocca lo scambio

Il merci blocca lo scambio

Il merci è bloccato, non riparte. Lo scambio che permette l’uscita dalla stazione è bloccato dal treno.

Ci si comincia a interrogare sul da farsi. Qualcuno chiama qualche contatto per cercare un passaggio, molti si chiedono quanto ci vorrà per sbloccare la situazione. Io aspetto che si compia il fato.

Non si passa, il controllore ci comunica che torneremo a Parma. Tra l’incazzatura generale e la rassegnazione personale nel realizzare che sarà un altro viaggio della speranza rientriamo a Parma attorno alle 17:35.

Sul cartellone c’è segnata la cancellazione del treno successivo al nostro e la partenza alle 17:43 di un pullman che va a Brescia.

Dopo la solita ridda di voci, pareri e ipotesi di viaggio alternative ci portiamo sul piazzale esterno. La viaggiatrice che prima era seduta vicino a me deve arrivare a Brescia ma, vista la prospettiva, comincia a cercare un albergo nei dintorni della stazione. Un’altra ragazza conferma che c’è un autobus, solo per questa settimana, che parte dal piazzale alle 17:43. Di quell’autobus, però, non v’è traccia.

Mentre alcuni del nostro gruppetto presidiano il piazzale esterno, io vado a cercare informazioni ai binari 6 e 7 (da dove partono normalmente i nostri treni). Ce ne sono fermi due. Uno soppresso e quelle delle 18:13 che dovrebbe partire nel caso liberassero il binario a San Polo. Chiedo lumi al controllore e mi risponde che tutto è fermo, che non si sa quando si potrà ripartire e che un pullman è partito dal Colorno attorno alle 18 per portare a Parma quelli che erano sul treno che avrebbe dovuto arrivare a Parma alle 16:48. Quello stesso pullman poi dovrebbe tornare a Colorno.

OK, ma una volta lì? Non si sa.

Alcuni altri prendono l’autobus che va a Viadana, poi qualcuno li riporterà a casa.

Segue un’altra mezz’ora di attesa fino a che un’amica, anch’essa tra i naufraghi del 16:13, contatta un conoscente comune che parte dall’ufficio attorno alle 19. Decido quindi di sganciarmi dall’allegra combriccola e accettare il passaggio. Sarò a casa attorno alle 20.

Nell’arrivare alla stazione di Casalmaggiore, dove ho la bici, vedo passare della gente a piedi. Scopro poi che avevano liberato lo scambio a San Polo, che il treno delle 18:13 era partito da Parma attorno alle 19:05 e che quello delle 19:13 seguiva ad una stazione di distanza.

Suggerisco una cosa per la prossima volta: era tanto difficile preparare un paio di autobus che facessero la spola fra le stazioni di San Polo e Colorno? In questo modo si portavano i passeggeri in viaggio per Parma al treno che poi sarebbe tornato indietro e quelli in viaggio per Brescia a fare lo stesso percorso nel verso opposto.

Ci sarebbero molte considerazioni da fare sul come Trenord (che non era, per una volta, responsabile del problema dovuto ad un treno di un’altra compagnia) ha gestito male tutta l’emergenza (come fa sempre, tenendo conto anche del fatto che non si vede un pullman sostitutivo da mesi nonostante tutte le cancellazioni). Una su tutte è che, come accade in molti altri campi, il passare dalla politica delle manutenzioni da manuale, costanti e frequenti, a quella della sistemazione del guaio quando capita è perdente. L’ho sempre sostenuto fin da quando l’ENEL fece la stessa scelta tanto tempo fa e ancora di più lo sostengo oggi. Manutenere costantemente un bene gli allunga la vita e previene i problemi di funzionamento. Costa tempo, denaro e personale ma la qualità e la sicurezza del servizio sono salvaguardate. Aggiustare le cose quando si rompono comporta probabilmente un risparmio sull’immediato ma altresì al momento del verificarsi ci saranno interruzioni del servizio, incidenti, costi in vite umane, costi per la riparazione o sostituzione del bene. Sicuri che il risarcimento di un’assicurazione bilanci morti e feriti?

Alla prossima, gente. Tanto ce ne sarà sicuramente un’altra.

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